Una piccola riflessione sul mondo esteriore.

1 04 2010

“Abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo, comunque sia, abbiamo perso!” canta Il Teatro degli Orrori.
Ebbene sì, abbiamo perso non solo la memoria, abbiamo perso la capacità di cambiare passo, di osare, di innovarci. E’ necessario mutare lessico, comunicare differentemente alle persone le intenzioni, le priorità, la propria visione di società. La speranza è morta, e non ci aiuta a riprenderci ciò che ci spetta, bisogna pretendere che chi esercita la politica, sia obbligato a cambiare, a capovolgere il lessico, le parole, le azioni che fa perché oggi la società è profondamente cambiata, gli stereotipi sono saltati, gli schemi non corrispondono più, le persone, ognuna in maniera differente, sono lasciate sole al loro destino. Bisogna riprendersi il popolo, ricreare quei valori fondanti di una società contemporanea,  che oggi più di ieri, vive immersa nel consumismo e nell’ipocrisia, ed è ammaliata da un incantatore oramai da quasi vent’anni.
L’edonismo berlusconiano dilaga nella nostra penisola in maniera esponenziale, con un mix di superficialità e rassegnazione le persone restano in balia degli eventi, si rammaricano, si incazzano, si indignano ma restano, comunque sia, ferme nei loro recinti. I partiti di sinistra hanno fagocitato il riscatto della società nei confronti del malgoverno della politica, l’hanno trasformato in un puro appuntamento elettorale, sia che si tratti di primarie o di votazioni reali. La sostanza non conta più, la lotta per affermare le proprie idee non viene praticata, il tutto si è trasformato in burocrazia, come la ricerca della ricetta di alleanze migliore per il prossimo appuntamento, il segno evidente è che non esiste più il confine che separa l’essere di sinistra da quello di essere di destra, l’essere comunista da quello di non essere comunista, tutto è il contrario di tutto, tutto sembra e niente è, mentre il paese reale affoga.  Si è a favore delle classi industriali, ma anche a favore degli operai che perdono il posto di lavoro, si è a favore dei diritti civili per le coppie non sposate e gay ma anche per la famiglia di senso tradizionale, si è a favore dell’aborto ma anche contro. Fino a quando esisterà questo messaggio comunicativo sempre più persone ricorreranno alla scelta legittima del non voto, oppure del voto dei movimenti spontanei di cittadini, che in certe situazioni almeno propongono idee concrete di cambiamento ma che purtroppo non riescono ancora ad incidere nelle scelte del potere, o peggio si rifugiano nella Lega Nord, come se fosse quasi il male minore o un miraggio di salvezza.
Dobbiamo essere alternativi e radicali e costruire un nuovo soggetto politico radicato nella società, che lotti per i diritti reali delle persone e non per le poltrone e le cariche, un soggetto politico nuovo, anche frutto della collaborazione permanente dei partiti e movimenti di sinistra esistenti, che persegua il cambiamento della società, non importa il simbolo, il nome, che pure hanno in sé un valore intrinseco, conta la sostanza che trasmette e l’obiettivo che persegue. Un soggetto politico nuovo, quindi organizzato su una nuova piattaforma “orizzontale” e non “apicale”, in cui ognuno contribuisce alla crescita e al miglioramento dello stesso per quello che è e non per il ruolo che ricopre, un po’ come avviene per i sistemi informatici “open source” o come avveniva un tempo nelle assemblee anarchiche o come avviene nei comuni autonomi nel Chiapas.
Insomma ci vuole una vera e propria Rivoluzione culturale e sostanziale, ma anche politica!
Le Rivoluzioni però, si fanno in due modi, il primo modo lo conosciamo tutti, il secondo modo, che è sicuramente più difficoltoso, si concretizza solamente diffondendo partecipazione e idee di cambiamento reali, che diano respiro alla riscossa delle vite di milioni di dimenticati, un po’come ha fatto dal 1994 l’EZLN, seppur non più di moda nel popolo di sinistra, con il concetto del “camminare domandando”.
Tutto il resto lo lascio alle vertigini di politicanti che mettono in primo piano l’autoreferenzialità rispetto alla collettività e perseguono gli obiettivi guidati esclusivamente da strategie legate al denaro e al potere.
Gli slogan sono finiti e noi, per ora abbiamo perso.

Okram.